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La mia piccola Odissea Bianca Un trentennale destino da pendolare mi ha allenato a qualunque ingiuria in materia, sia spirituale che materiale, e se qualche disagio pesante mi ha fatto alzare spesso gli occhi al cielo, ho sempre cercato di stemperare e distrarmi in quello che di meteorologico vedevo nel cielo, che si trattasse di un cirro rosso nel risveglio di un'alba invernale o di un arcobaleno di fine temporale in un pomeriggio estivo o di un qualche ormai raro fiocco di neve che veniva a stamparsi sul mio parabrezza mentre ero in coda. E' per questo misto di rassegnazione social-meteorologica, ormai ben aiutato anche da una presunta saggezza indotta dall'età, che uscendo dal lavoro martedì sera ho gioito, come sempre, nel vedere che anche a Dalmine la pioggerella ghiacciata del pomeriggio si stava tramutando in umidi fiocchettini bianchi, ancora un po' veloci ma destinati alla danza. Sono le 17, e sull'asfalto si sta formando una strana poltiglia, scivolosa per le scarpe benchè non si sia ancora sottozero, ma il parabrezza nel parcheggio, vera sorpresa, è diventato tutto una vera e compatta ghiacciaia aderente. E' neve freddissima in quota, penso, hanno detto che è aria artica che la produce, quindi i fiocchi di neve si portano dietro il freddo da casa e stanno vivi con quello. Partiamo, e fino all'incrocio del casello di Dalmine niente di particolare, anche se tutti, poco allenati ormai alle strade con neve, vanno giudiziosamente a rilento e stanno ben staccati da chi li precede. E' neve, mi ci vorrà un'ora in più per i miei abituali 50 km, arriverò a casa alle 19.30, penso. Ma la neve si infittisce e diventa decisamente asciutta, sulla Villa-Dalmine inizia ad avere i connotati di una vera buferina nostrana, il vento tira da Lecco e al bordo strada il deposito bianco comincia ad avere colore e sostanza. Ho sempre invidiato le pianure russe, vedere cartelli e oggetti imbiancati anche di traverso mi diverte e mi fa quasi piacere. Ai jersey di Curno siamo fermi, sarebbe la routine di tutte le sere, ma stavolta il mucchio è molto più lungo e allargato, sono le 18 e ormai stanno arrivando infelici in auto da tutte le direzioni, anche il Centro Commerciale dà il suo notevole contributo. Percorriamo 500 metri in un'ora, alle 19 siamo fermi sopra il ponte della Briantea, guardiamo senza particolari emozioni i nostri simili che arrivano da Bergamo, fermi nel tunnel quattro metri sotto di noi che vanno verso Ponte S.Pietro, stesso destino. Arriva da dietro una vettura della Polizia col lampeggiante, incidente pensiamo, quel poco che ci muoviamo forse sono solo quelli davanti che tornano indietro e lasciano il buco, probabilmente siamo bloccati sul serio. Nel frattempo la bufera continua, alterna anche fiocchi più grossi, che vanno a frantumarsi sul vetro come solo la neve fredda invernale sa fare. Tutto intorno, campagna bianca, la leggera nebbiolina opaca della vera neve nel vero inverno, tutto sommato mi dà un sottile piacere, è da molto che non succedeva, sono meno arrabbiato del mio compagno di viaggio, che invece snocciola maledizioni intermittenti contro i possibili paraurti ammaccati, le RC auto, le palette della Polizia, i cittadini inesperti, gli spargisale, la prefettura, le altre istituzioni tutte, in ordine di importanza da Bergamo fino a Roma, anche contro quelli che sicuramente potevano stare a casa e invece vanno al bar in auto con la neve, e così via. La situazione mi ricorda moltissimo la famosa S.Lucia del 2001 con Bergamo bloccata, stesso motivo, stessa ora, stessi disagi, stessi protagonisti, solo la provenienza del maltempo era stata diversa. Allora però l'avevo scampata per un pelo, ero passato da Bergamo appena prima che la pioggia diventasse bufera di neve e si piombasse ai -5 gradi in poco più di un'ora. Ma la mia Val Brembana allora era stata toccata pochissimo dal fenomeno, ero arrivato a casa relativamente tranquillo mentre invece giù tutto era improvvisamente diventato caos. Stavolta invece ci sono rimasto in mezzo anch'io, ma male che vada sarà sempre un'esperienza da raccontare, penso. Sono passate 3 ore e mezza, alle 20.30 siamo fermi a Paladina, servono 10 euro di gasolio per arrivare a casa perché è uscita la spia della riserva, e una piadina velocissima in un bar deserto che ormai chiude a minuti, ma il nostro posto in fila è scalato solo di poche vetture. Non compare nessuno, nessuna informazione esplicita, magari sulle radio locali, potrebbe essere un buon mezzo per contribuire a capire e interpretare meglio il disagio. Penso a cose viste in TV, alla Protezione Civile che rifornisce di viveri e coperte sull'autostrada a Roncobilaccio, ma forse non siamo ancora a quel punto …. E finalmente ci viene chiara la causa di tutto. E' l'asfalto dei tre tornanti delle rampe di Almenno per la Valle Imagna, che nessuno ha pensato di salare nel primo pomeriggio, che è diventato gradualmente una pista ghiacciata da bob, dove nessuno riesce a salire e solo pochi coraggiosi scendono. Il serpentone fermo si è allungato fin sulla Villa-Dalmine e sulla Statale da Bergamo, chi deve andare in Valle Imagna è bloccato e anche noi della Val Brembana siamo fermi, infilati a dente di cerniera in mezzo a loro. I nostri gas di scarico tiepidi sciolgono un pò la neve e creano una lastra ghiacciata sull'asfalto, con croste che fanno andare un po' di traverso quando si riparte in prima. Vie alternative sono impossibili, ormai la neve va verso i 10 cm, nessuno ha voglia di lasciare dei puzzle della sua carrozzeria su qualche cancellata nelle stradine ondulate di Villa d'Almè. Alle 21 arriviamo a Villa d'Almè, all'incrocio con la statale da Bergamo, sono passate 4 ore dalla partenza. Mollato finalmente l'incrocio con la Valle Imagna, da qui si inizia a viaggiare, ma non più di 20 km/ora perché anche la statale della Val Brembana, a ben 7 ore dall'inizio della nevicata, è ancora piena di tutta la sua neve, non è passato alcun mezzo a pulire, sui Ponti di Sedrina e a Zogno ci sono ormai quasi 15 cm, si fanno lenti zig-zag per cercare e restare nelle tracce di chi è passato prima. Ma per fortuna non c'è traffico in discesa, siamo in giro solo noi pendolari, a 50 metri uno dall'altro, e il rischio di toccare è minore, se si va adagio. Sono le 22, ed esco trionfalmente dalla galleria di Piazza Brembana. Nevica ancora sostenuto, ma la neve è forse un po' meno che a Zogno, forse faceva troppo freddo in alto, ma le strade dell'Alta Valle sono state meglio pulite dalle lame, almeno questo vantaggio noi poveri montanari ce l'abbiamo, abbiamo il servizio antineve ben appaltato e subito disponibile e meno traffico, per cui si riesce a far qualcosa di meglio. Arrivo a casa, ma non riesco a parcheggiare e lascio in piazza, perché l'ultimo scivolo mi tradisce per un paio di metri. Provo anche l'entrata in retro, ma non mi riesce ugualmente, le ruote pattinano su una neve asciuttissima. Continua a nevicare fitto, ma durerà per poco perchè compare in cielo un timido alone di mezzaluna, nelle ultime nubi diventate ormai sottili per il vento da nord che le sta allontanando verso la pianura. Potrei prendermela con qualcuno, ma non sono arrabbiato. Ho visto milioni di fiocchi di neve, e sto camminando in un paesaggio magico, ormai sempre meno frequente anche negli inverni del mio paese di mezza montagna. Ho già deciso: domani niente lavoro, mi merito un giro nei boschi dove il freddo in arrivo dovrebbe mantenere gli alberi ben innevati, a dare calci ad una bellissima neve farinosa e a lasciare una traccia del mio passaggio. Forse anche per sentirmi unico. Quando ci si riesce, è comunque bello ricavare qualcosa di positivo anche da un grosso disagio.
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