IL LIBRO DELLA NEVE

I
frequentatori abituali della zona del rifugio Calvi sapranno riconoscere al volo
dove è stata scattata la foto qui sopra, abbiamo voluto inserire
nell’immagine il muro sfumato della diga solo per aiutare i meno esperti.
E’
il tradizionale muretto appena prima della casa dei guardiani della diga del
Fregabolgia, dove il sentiero si appiana e dove, per la posizione non
calpestata, ben al riparo dai trasporti del vento e ben ombreggiata dal Cabianca
per alcuni mesi, tutta la neve caduta nell’inverno ha la possibilità di
mostrarsi nella sua pienezza.
Lo
chiamiamo “libro della neve”, perché sopra i primi vecchi strati inferiori
vicino al suolo dell’ormai lontano ottobre 2003, ormai compressi a ghiaccio,
si possono lèggere in progressione, come capitoli e pagine di un volume, tutti
gli apporti nevosi del nostro lungo inverno, fino alla decorazione superficiale
dei 20 centimetri dell’ultima vaporosa nevicata di sabato scorso. E per
rimanere in tema, ci abbiamo lasciato anche uno sci, come segnalibro ….
Qui
dentro ci sono almeno 18 episodi nevosi, alcuni durati anche più di un giorno,
che non sarebbero ben interpretabili solo camminando sopra le grandi gobbe
nevose che livellano in modo uniforme tutte le asperità estive del terreno a
queste quote, e che solo occhi esperti saprebbero decifrare.
Ci
restano quindi, come riferimento incontestabile, i tetti delle baite sommerse
oppure i ripiani di accumulo ben visibili come questo.
E
queste pagine di neve parlano del suo travaglio, della sua lenta e continua
metamorfosi, del caldo e del freddo che alternandosi l’hanno modellata. E
della polvere rossa di febbraio arrivata dal Sahara, che risalta meglio di
tutto, ma anche dei molti piccoli strati di aghi di larice portati dal föhn e
dagli altri venti tempestosi delle alte quote.
E
andando verso il minuscolo, di quanti piccoli insetti, batteri e spore rimasti
intrappolati in mezzo a queste pagine, ibernati nella “memoria fossile”
della neve dell’inverno 2004. Se poi pensiamo che ogni goccia di pioggia e
ogni fiocco di neve che cade si possono formare ed aggregare solo addosso ad un
infinitesimale nucleo di pulviscolo atmosferico, è evidente che questo “libro
della neve” trattiene e ci parla in pratica della Natura tutta.
Tutto
questo verrà di nuovo restituito alla terra. Ci vorranno forse ancora un paio
di mesi perché succeda, ma tutto ritornerà in quel ciclo della Natura che
genera e poi si riprende le cose, per poter dare nuova vita a nuove creazioni.
Tornando
all’ovvio ed allo scontato, per noi escursionisti domenicali resta comunque lo
stupore di sempre, che ci porta a misurarci con questo enorme manto di oltre 2
metri, uno dei più cospicui degli ultimi anni per il periodo di inizio di
aprile, che nemmeno gli anticipi di caldo dell’inizio di febbraio e di metà
marzo hanno potuto rovinare.
Sarà
materia pregiata per il prossimo Trofeo Parravicini di scialpinismo, manca poco
più di un mese, e sarà motivo di richiamo per quanti, nelle prossime festività
pasquali, vorranno salire in queste conche innevate per smaltire gli eccessi dei
pranzi e per rigenerarsi alla nuova stagione in arrivo.
Se
lo augurano anche i nostri rifugisti, presenti al loro servizio nei week-end già
dalla metà di febbraio, ma ai quali la meteo delle ultime settimane non ha reso
un gran servizio, con diversi sabati e domeniche disturbati dalle nevicate o
dalle nebbie.
Viene
spontaneo sperare, a questo punto, che se qualcuno deciderà di spostare le
festività della nostra vita lavorativa, ci sia almeno concesso, in
compensazione, l’opzione di poter scambiare una piovosa domenica di vacanza
del nostro tempo libero, ad esempio, con un radioso martedì lavorativo di sole.
Ci
si può pensare, siete d’accordo?
Roberto
Regazzoni
30
Marzo 2004