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IL
DIVIETO DI RISALITA LUNGO LE PISTE
Sulla
stampa locale, ma anche su riviste a diffusione nazionale, sono di recente
apparsi parecchi commenti e lettere dal contenuto molto critico nei confronti
del nuovo regolamento di recente emanato dalla Regione Lombardia
“per la promozione e la tutela delle discipline sportive della
montagna”. In
effetti il divieto di risalire le piste battute con le pelli appare per molti
aspetti ingiustificato e particolarmente penalizzante nei confronti di una
categoria di sportivi del tutto estranea ai numerosissimi incidenti sulle piste
registrati negli ultimi anni. Personalmente
avrei compreso una normativa che prescrivesse la risalita “rigorosamente” a
bordo pista, la chiusura di piste lungo le quali sono in corso gare di sci o di
tratti particolarmente stretti di pista. Come giustamente sottolineato da molti
interventi, alcune piste hanno di fatto preso il posto di alcuni vecchi
itinerari classici di risalita; in molti casi diventerebbe molto più pericoloso
cercare percorsi alternativi piuttosto che risalire a bordo pista. Non
condivido l’opinione secondo la quale i veri scialpinisti non hanno bisogno di
risalire le piste per praticare questo sport e che anzi dovrebbero tenersi alla
larga dalle stesse. Esiste anche uno scialpinismo agonistico che utilizza dei
tratti di pista per allenamento, magari quando gli impianti non funzionano;
esiste lo scialpinismo (o sciescursionismo) di persone poco esperte, oppure
anziane, per le quali diventa gratificante anche risalire un tratto di pista e
finire l’escursione poco oltre l’arrivo degli impianti. Da
parecchio tempo frequento le piste bergamasche e non ho mai avuto problemi con
scialpinisti in risalita ne tantomeno credo di averne io procurato quando mi è
capitato di risalire alcuni tratti di pista. Ho due figlie di 6 e 10 anni; ad
entrambe ho insegnato a sciare dai 4 anni ed i pericoli sono venuti
esclusivamente da imbecilli, più o meno giovani e più o meno capaci di sciare,
ma comunque indisturbati, che sfrecciano sulle piste incuranti delle altre
persone e da pseudo atleti bardati ai quali prima di insegnare ad abbattere i
pali bisognerebbe insegnare l’educazione. La
giustificazione a tali provvedimenti è forse più profonda; nasce dalla
concezione, purtroppo dilagante di questi tempi, che nell’ambiente alpino è
accettato e promosso tutto ciò produce reddito, muove interessi economici,
“sviluppa” e “valorizza” l’ambiente, ed è viceversa contrastato, o
comunque messo in cattiva luce, ciò che alla montagna porta solo rispetto ed in
cambio chiede solo emozioni. Gli scialpinisti spendono poco in attrezzature,
sono poco sensibili alle mode, non pagano gli ski – pass, si portano i panini
da casa e se la gita è andata bene al massimo brindano con una birra al bar. Si
va verso una visione dell’andare in montagna il più possibile regolamentata,
dove tutto è un sevizio e conseguentemente costa qualcosa. Tra un po’ per
fare il sentiero delle Orobie bisognerà pagare il biglietto perché qualche
società l’avrà comprato, salire ai Laghi Gemelli sarà possibile solo lungo
un sicuro e super – attrezzato percorso a pagamento, perché ci diranno che
fuori dal sentiero è pericoloso. Sto
ovviamente scherzando……. Buon Natale e buon 2004 a tutti. |