Scialpinismo nelle Orobie


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Gennaio 2003 - Domenica 26 gennaio 3 scialpinisti uccisi da una valanga in Val Gerola.

Un' altra domenica tragica sulle Orobie dopo quella del 29 dicembre. I 3 scialpinisti erano diretti verso il Pizzo di Olano (2267 m) e facevano parte di una comitiva composta da circa 15 persone. Mentre il gruppo saliva il vallone finale, una valanga si è staccata dal pendio che sale verso la vetta e ha  travolto una decina di escursionisti. Alcuni scialpinisti sono riusciti a liberarsi aiutati dai compagni. Alberto Baggioli, 25 anni e Marco Greppi, 41 anni entrambe di Lecco e Marta Cesari 24 anni di Cernusco sul Naviglio sono stati estratti ormai senza vita dalla neve. Secondo una prima ricostruzione fatta dagli uomini del Soccorso Alpino la valanga potrebbe essere stata causata da un gruppo di circa 4 escursionisti che stavano raggiungendo la vetta lungo il tratto finale di cresta. L'indice di rischio del Bollettino Nivometeo della Regione Lombardia segnalava un valore pari a 3 (Marcato).

 

Dicembre 2002 - Domenica 29 dicembre 4 scialpinisti sono morti travolti da due valanghe in Alta Valle Brembana.

Carmelo Cattani, 52 anni di Sorisole (Bg) e Massimo Brioschi, 38 anni di Brembate Sopra (Bg), erano partiti la mattina da San Simone per raggiungere la Cima di Lemma, (2312 m vedi itinerario n. 10). Raggiunta la Cima lungo l'itinerario classico, anziché ridiscendere lungo il percorso effettuato in salita, i due scialpinisti hanno deciso di scendere il versante nord della montagna, probabilmente per percorrere un tratto della Val Lunga e risalire successivamente verso la Cima di Lemma od il Passo di Tartano. A detta di altri scialpinisti presenti sulla vetta, "il versante nord si presentava senza alcuna valanga, il manto di neve era immacolato". Così mentre alcuni scialpinisti cominciavano la discesa dal versante sud - ovest, Cattani e Brioschi scendevano dal versante nord. E' possibile che loro stessi abbiano provocato, durate la discesa, l'enorme valanga che, staccatasi dal versante est del Pizzo Scala, li ha travolti. I due scialpinisti erano muniti di ARVA, ma sfortunatamente la tragedia non ha avuto testimoni e quindi non è stato possibile organizzare un soccorso immediato. Pare inoltre che nessuno sapesse con precisione da dove fossero partiti i due sciatori. I corpi sono stati localizzati il giorno successivo da alcuni amici, che erano riusciti a trovare le automobili lasciate nel parcheggio di San Simone. Di seguito è presentata una documentazione fotografica della sciagura, tratta dal sito valbrembanaweb.com. Vedi foto.

La seconda disgrazia è avvenuta il Val Sambuzza, poco sotto il Passo di Publino. Alberto Barbieri, 61 anni di Bergamo e Andrea Zanchi, 46 anni di Sorisole (Bg) erano partiti da una baita di proprietà di Barbieri situata all'inizio della Valle. I due conoscevano molto bene la zona e pare fossero diretti al passo di Publino (2368 m). Giunti ormai al Passo gli sciatori sono stati travolti da una valanga scesa dalle pendici del vicino Pizzo Zerna (2572 m). E' probabile che i due non abbiano provocato la valanga, ma che la stessa sia scesa spontaneamente dal pendio, peraltro considerato non molto pericoloso. Un poco più a est, nel 1994, quattro scialpinisti erano stati uccisi da una valanga staccatasi dal Monte Masoni. L'allarme è stato dato nel pomeriggio da alcuni amici. Sul posto sono giunti in breve tempo i soccorsi. I due non erano muniti di ARVA e questo ha reso la ricerca particolarmente difficile nonostante il gran numero di soccorritori accorsi. I corpi sono stati ritrovati solo il mattino successivo.

Il giorno precedente, sopra i 1600 m, erano caduti 20 - 30 cm di neve fresca. Domenica la giornata era ventosa in quota e non particolarmente fredda. L'indice di rischio del Bollettino Nivometeo della Regione Lombardia segnalava un valore pari a 3 (Marcato).

 

Maggio 2002 - La salita al Pizzo Segade (m. 2173), cimetta poco distante dal noto Passo S. Marco, e la successiva discesa sino alle Casere D' Orta (metri 1700) è da considerarsi una breve ma divertente gita di fine stagione, da effettuarsi quando ormai la neve scarseggia nei pendii più soleggiati lungo il versante sud delle Orobie. Quest'anno tutta la zona del Passo S. Marco, compreso il versante valtellinese delle Orobie, (dove tra l'altro è posta una bella bacheca che delimita il "Parco Naturale delle Orobie Valtellinesi", con tanto di cartina e divieti) è diventata, nei giorni festivi, terreno di svago per gli appassionati delle motoslitte.

La consueta gita scialpinistica, oltre che per un'emozionante discesa dalla croce del Pizzo Segade, sarà ricordata per il frastuono e per la puzza di gas di scarico che ci hanno tenuto compagnia.

Nella speranza che tale pratica rimanga quantomeno confinata in questa zona, riponiamo le pelli ed aspettiamo fiduciosi le prime (speriamo abbondanti e precoci) nevicate del prossimo inverno. 

 

Dicembre 2001 - E' passato quasi un anno da quella tragica domenica, il 17 dicembre 2000, quando ben dieci alpinisti persero la vita sulle montagne lombarde. Tra le vittime, ben 5 perirono nella Bergamasca: quattro sul Pizzo Arera ed uno sulla Presolana.

Una bella giornata di sole aveva aveva portato molte persone, dopo un periodo di tempo instabile, ad effettuare un'escursione in montagna. Purtroppo un violento ed improvviso abbassamento della temperatura, successivo ad un periodo caldo, aveva ricoperto il terreno oltre i 1200 m circa di uno strato di ghiaccio duro e levigato. Gli escursionisti, pur esperti e ben equipaggiati, sono scivolati per centinaia di metri dalla parete sud del Pizzo Arera e dal monte Visolo.

Una dimostrazione di come, anche itinerari relativamente facili come la salita all'Arera dal Rifugio Capanna 2000, possano da un momento all'altro trasformarsi in trappole anche per alpinisti esperti.

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