Scialpinismo nelle Orobie


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Brina gigante, splendore dell’inverno

 

La conca della Piana di Lenna appare molto singolare, nella variegata e complessa orografia dell’Alta Valle Brembana.

L’area inizierebbe virtualmente con i Piani di Scalvino, più orientati a Sud-Ovest, ma è dopo la stretta forra della Centrale Cima a Lenna, dove il Brembo di Olmo si immette nel vero Brembo di Carona, che si apre l’ampia area pianeggiante in direzione Est verso la Valsecca di Roncobello.BRINA - foto 1.JPG (142844 byte)

Poteva non esistere assolutamente quest’area, se è vero che nei grandi disegni idroelettrici fra le due guerre si era anche valutato il progetto di chiudere l'Alta Valle all’altezza della “Gogia”, dove si innesta la Parìna, con un grande sbarramento artificiale che avrebbe creato un enorme bacino lacustre a basse quote.

Niente di amazzonico per carità, le nostre Alpi sono piene di laghi artificiali sotto i 1000 metri, estesi per km, che hanno assorbito o fatto spostare paesi e popolazioni intere, purtroppo sono le esigenze del progresso. Ma per fortuna qui non si è realizzato nulla, perché avrebbe sbilanciato molti equilibri ambientali, forse anche la meteorologia stessa della Valle.

La Piana inizia quindi ai 465 m del paese di Lenna, e prosegue per oltre 3 km all’ombra dell’Ortighera fin sotto il paese di Bordogna, elevandosi solo di un centinaio di metri. E’ una quota media molto bassa, se si pensa che, con misure simili, sono quotati anche i Colli maggiori di Città Alta, come il Bastìa.BRINA - Foto 2.jpg (117357 byte)

Qui, proprio sotto le ripide balze rocciose settentrionali dell’Ortighera si manifesta inoltre uno dei maggiori dislivelli ravvicinati “in pianta” delle Orobie, con ben 1200 metri di salto in breve spazio.

Più comodi invece sono i pendii soleggiati che risalgono verso Nord dalla Piana verso Valnegra e Moio, per poi rimontare più boscosi fino alle Torcole di Piazzatorre.

E’ da queste due sponde montuose, mancando degli importanti affluenti di superficie, che si raccolgono e confluiscono per via sotterranea sulla Piana tutti i contributi di precipitazione dell’area, per poi finire nelle acque del Brembo che attraversa da Est a Ovest tutta la conca.

La Piana termina sotto Bordogna con un piccolo lago artificiale, nato negli anni ’30, e che nel tempo si era riempito dei detriti trasportati dalle piene del Brembo di Branzi.BRINA - Foto 3.jpg (110571 byte)

Recenti peripezie atmosferiche ed un rinato interesse all’energia pulita lo stanno rivalutando, con una bonifica in corso e altri progetti di sfruttamento, ai quali guardano con qualche apprensione i molti pescatori che frequentano la zona.

Tutta l’area è ben visibile dalla provinciale che da Lenna sale in direzione di Branzi, fino alla galleria stradale nelle rocce rossicce delle Almàne, dove nasce l’acqua minerale della Stella Alpina. Per inciso, e non l’ho scoperto di certo io, pare sia una delle minerali più leggere in circolazione, una volta anche i ciclisti affrontavano apposta dal lago le curve del Bernìgolo, per fare rifornimento alla fontanina fuori dallo stabilimento, ora purtroppo lasciata spesso all’asciutto.

Quest’area però non è molto conosciuta da chi frequenta le nostre montagne arrivando dalla pianura, troppo attratti come si è dal richiamo dei più famosi rifugi in quota dell’Alta Valle, Calvi, Gemelli e Longo, e dalle più note cime e vallate superiori delle Orobie Occidentali.BRINA - Foto 4.jpg (107916 byte)

Per cui la Piana di Lenna resta un patrimonio ambientale ed escursionistico dei residenti, e l’Ortighera è diventato regno incontrastato dei cacciatori e dei pochi amanti delle zone fuori mano e non frequentate, anche per l’assenza di qualsiasi strada rotabile che porti in quota, per cui è qui che è più facile incontrarsi anche con gli animali selvatici.

Abbiamo fatto una lunga sponsorizzazione della zona, ma lo scopo non era tanto quello di proporla a qualche vostra gita domenicale, quanto quello di introdurvi ad un evento straordinario fiorito sulla Piana di Lenna, a metà strada tra l’atmosferico ed il naturalistico, a cui questo inverno 2006, nevoso e freddo “come quelli di una volta”, ci ha permesso di assistere nel corso di gennaio. Su molte aree di questa grande conca pianeggiante, che da novembre a febbraio a causa dell’ombra dell’Ortighera non vede il sole per quasi tre mesi, si è formata a inizio d’anno una splendida “brina di superficie”, con enormi cristalli superficiali, cresciuti sopra uno strato di neve vecchia esistente.

Meglio del commento, parlano le immagini che vi proponiamo in questo testo e in prima di copertina, raccolte sulle sponde del Miralago e lungo le rive del Brembo, in particolare all’entrata e all’uscita dal lago. E’ proprio dall’acqua in ingresso al lago, che arriva dal bacino di Carona attraverso una galleria sotterranea ed esce, per così dire, “tiepida” dalle turbine della Centrale ENEL di Bordogna, che si formano le migliori strutture. Come pure dall’acqua profonda in uscita dal lago ghiacciato, quando riprende il suo corso nel Brembo appena prima del Santuario della Madonna della Coltura.BRINA -  Foto 5.jpg (100078 byte)

Ma piccole conche fiorite di cristalli giganti erano presenti, lontane dall’acqua, anche nei prati della sponda meridionale del lago, attorno alle due frazioni abitate del Cantone S.Francesco e del Cantone S.Maria, forse generate da particolari circolazioni sotterranee dell’umidità, visto che questo lato del lago presenta in parte al suo interno una natura detritica.

La brina di superficie è una struttura cristallina ghiacciata, con la stessa genesi della normale brina, ma la sua base di crescita è di solito lo strato freddo di neve al suolo. C’è la stessa geometria del fiocco di neve in questi cristalli ramificati, che si sviluppano a forma di foglia con finiture esterne esagonali, e che quest’anno hanno trovato le condizioni ideali per arrivare a notevoli dimensioni.

Nella “foresta di ghiaccio” che abbiamo fotografato, c’erano esemplari alti ben 17 centimetri. Per dire delle particolari condizioni climatiche del luogo, dopo la nevicata del 27 dicembre 2005 la temperatura è scesa per quasi un mese fino a oltre -12 gradi di notte, ed in giornata non risaliva mai sopra i -5 °C. E questo per tutta la durata del periodo di alta pressione e di bel tempo (come potete vedere nel grafico dell’andamento della pressione), iniziato appunto il 3 gennaio e interrotto dopo 23 giorni dal mezzo metro di una nuova bellissima nevicata, arrivata asciutta fino in città.

Questa crescita nel sottozero, ha permesso di identificare nella struttura dei cristalli anche ogni singolo contributo giornaliero, col cristallo che accelerava le sue molecole quando la temperatura si “addolciva” (per modo di dire…) verso i -5 °C diurni, e con l’opaco della crescita rallentata, quando il gelo notturno evaporava meno materia prima dal vicino Brembo. E’ un po’ quello che succede negli anelli concentrici degli alberi, nei quali, pur con altra logica di costruzione, è possibile individuare gli anni di crescita e persino anche qualche anomalia meteorologica stagionale avvenuta nei decenni precedenti.

E’ singolare che poco distante, a soli 500 metri in linea d’aria dal lago e solo 100 metri più in alto, ci sia il paese di Valnegra in pieno sole, dove la temperatura è di almeno 6-8 gradi superiore, sia la minima notturna che la massima del pomeriggio.

Quali sono gli ingredienti di questi “swarovsky dei poveri”?BRINA - Foto 6.jpg (143630 byte)

La materia prima è l’umidità, fornita dall’acqua del Brembo che scorre lì vicino e che evapora, per poi ricadere in continuazione e “sublimare” direttamente in ghiaccio sopra le sponde attorno alle rive, coperte di uno strato di neve freddissima. L’altro attore è il freddo, in questo periodo presente ed immobile al suolo come un lago di aria fredda stagnante.

Il terzo protagonista, forse il principale, è l’alta pressione atmosferica. In un inverno “normale”, un periodo di calma atmosferica è frequente a gennaio, ed è sempre figlio delle alte pressioni. E’ di solito questa stabilità di inizio d’anno che separa la prima fase nevosa dell’inverno, freddo-umida e tipica di dicembre, dalle nevicate più intense e “addolcite” della seconda parte della stagione, che arriveranno per stabilire alle alte quote delle Orobie, dalla fine di febbraio e per tutto marzo, i maggiori apporti di neve dell’anno.

Nell’alta pressione invernale l’aria viene compressa verso il basso, e si raffredda intensamente al suolo nelle lunghe notti serene, perché il terreno cede più calore verso l’alto di quanto non ne riceva globalmente in tutta la giornata. L’alta pressione inoltre impedisce in inverno qualunque ventilazione, per cui nemmeno un refolo d’aria può disturbare il perfetto sviluppo di questi cristalli.

In questo la posizione della Piana di Lenna è ottimale, perché il suo orientamento Est-Ovest le permette spesso di essere scavalcata e risparmiata dalla furia del favonio, che magari si sente ruggire nelle vallate superiori dell’Olmo ma che prosegue con flusso laminare verso la pianura, senza squilibrare nulla.

Potremmo usare altri aggettivi, ma meglio di tutto vale una visita sul posto. Non solo di giorno ma anche di notte, anzi, come successo quest’anno, poter approfittare di una splendida sera con cielo sereno e Luna piena: vi sembrerà che migliaia di occhi luminosi vi inseguano dai campi innevati, in mezzo a filari di alberi tutto attorno, anche loro coperti di bianco ma solo per un più plebeo manicotto di galaverna.

Questa crescita dei cristalli prosegue finchè dura la stabilità atmosferica. Basterà un rialzo improvviso delle temperature, oppure l’arrivo del favonio da nord, una nuova nevicata o peggio la pioggia, e la magìa è finita.

Roberto Regazzoni

27 Febbraio 2006

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